Questo inizio di estate mi ha regalato la possibilità di stare sola con marito e figli e dal momento che tutti stanno crescendo mi sono trovata immersa in un mondo maschile. lì ho realizzato che nella nostra famiglia ci sono alcuni sottogruppi che, pur in armonia con il resto, hanno caratteristiche proprie molto ricche. Forse è capitato anche a qualcuno di voi sperimentare ciò che proverò a raccontare. Perchè mi sono accorta che la modalità con cui si instaura in dialogo va cambiando nel corso del tempo

Gli uomini di casa mia sono una bella realtà da cui imparo tanto. Si tratta di una piccola comunità che è nata da qualche anno e che cresce a mano a mano che i figli crescono. Da loro imparo molto sulle tante sfaccettature del dire, del fare e dello stare vicino-

Le parole fra di loro.

Gli uomini di casa mia quando parlano lo fanno facendo altro. Mentre si cammina in montagna, mentre si guarda una partita alla tv.  Insomma parlano, si raccontano mentre vivono insieme anche altre esperienze. Questo è un aspetto bello, dà uno spazio al racconto che tiene assieme anche altre passioni comuni. Non serve un appuntamento, un momento deputato solo per quello. Il loro parlare è senza valanghe di parole, ha attese di secondi che sono silenziosi ma non imbarazzano nessuno. Ho imparato che tante parole non sono s segno di chiarezza di pensieri o di una comunicazione eccellente. A volte le parole sono come la tela di un ragno che si dipana ingabbiando rendendo impossibile comprendersi. Insomma osservare loro mi ha insegnato tanto di cosa voglia dire stabilire  un contatto con uno stile molto diverso. Il parlare qui è più scarno, non profuma di tisane o della voglia di fare quattro chiacchiere ma del sapere e dire a che punto sei della tua vita. Che posizione hai nel nostro mondo? Ecco in sintesi è questa la domanda a cui cercano di rispondere insieme. Non solo come ti senti ma dove sei o meglio dove pensi di essere?

Naturalmente sanno essere abbondanti di parole quando stanno commentando una gara sportiva, ma se devono raccontarsi il loro sentire lo sanno fare con poco. All’inizio credevo si trattasse di poca competenza  emotiva e li guardavo dall’alto in basso. Ora so che anche questo è un bene perchè in certi momenti della vita ti manca proprio il fiato e poter usare solo poche  parole non vuol dire perdere ogni possibilità di poterti esprimere pienamente.

Ma quando si mangia?

La concretezza degli uomini inizia a piacermi sempre di più. Nulla può farci dimenticare che è ora di pranzo o di cena. Non importa quanto sia intensa la comunicazione o denso il confronto, prima o poi uno di loro dice :” Ma non sarebbe ora di mangiare?”  So che può sembrare indelicato da parte loro ma ora ho imparato anche io che guardare con concretezza la vita nei suoi ritmi e bisogni è saggio e a volte ti rende più facile il cammino. E poi ho scoperto che io a stomaco vuoto sono più pessimista e più tignosa verso gli altri e  me stessa.

La forza della sinfonia

Così in questa estate di, speriamo, post pandemia ho avuto modo di scoprire che i sistemi della mia famiglia generano correnti diverse ma che insieme sanno essere una risorsa per tutti anche se con colori, accenti, tempi e modi diversi. Insomma una orchestra di cuori che come strumenti hanno ognuno il loro timbro. E allora… Musica maestro!

 

 

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