QUARTA LECTIO
Questa mattina ci siamo fatti guidare da poche parole della Genesi che ci sono rimaste nel cuore. Noi non siamo biblisti, non abbiamo questa formazione, però ci siamo resi conto che quando prendiamo in mano la Parola di Dio, questa ci regala qualcosa per la nostra coppia. Parla a noi due anche se lo fa in modi diversi per ognuno di noi. Diversi ma non distanti, diversi ma mai per la divisione fra di noi. Anzi per la scoperta di terreni nuovi da percorrere che portano all’incontro fra di noi.
Ecco perché questa mattina ci fermiamo sul riso, sul sorriso di Sara, che è una cosa che ci è rimasta tantissimo nel cuore. In questo ridere di Sara noi troviamo uno spiraglio di Dio perché Sara ride secondo noi animata da un sentimento meravigliosamente divino, lei è stupita. Si può ridere per un sacco di cose, per la gioia, qualcuno ride anche per la tensione: a me a volte nei momenti di fatica o di dolore …. scappa una risata un po’ strana. Ma Sara fa una cosa meravigliosa, ride e sorride animata dallo stupore, lei ha mantenuto il desiderio di questo figlio nel cuore e non si è fatta inacidire.
Ora vi racconto quello che in cuor mio avrei pensato io al posto di Sara. Arrivano questi tre, li accogliamo siamo felicissimi, abbiamo vissuto insieme i preparativi, nonostante l’età e tutto il resto restiamo dei padroni di casa buonissimi. Ora siamo vecchi e davanti al desiderio di un figlio magari abbiamo smesso di sperare. Ecco io forse davanti alla promessa di questi tre avrei detto: “no guarda abbi pazienza, mi sono fatta una ragione di tutta questa cosa, mi sono organizzata, sono vecchia, lasciamo così “io prendo la tua promessa per buona. Tu ora se vuoi fare qualche opera un po’ più appariscente gira gli occhi e guarda se trovi qualcun altro da miracolare. Poi non vedi che sono vecchia ma chi la fa più.”
Il desiderio quando è custodito con Dio e per Dio ci porta allo stupore. Lo stupore è quella cosa che ci permette di accogliere qualcosa di buono che ti arriva senza dire “Troppo tardi, accetto per carità, ma è irrimediabilmente tardi per essere una cosa buona come io l’aspettavo” .
Questo ogni tanto lo facciamo con nostro marito, con nostra moglie, magari arriva a noi con un’attenzione o un dono e la prima cosa che facciamo è quella di misurare la nostra attesa prima di tutto.
L’accoglienza del dono rende più o meno bello il dono stesso. Questo è l’altro aspetto dell’accoglienza. Abramo è proteso verso quegli angeli, Sara è protesa verso Abramo perché anche quando gli angeli parlano lei dice “mamma mia cosa diranno di Abramo” non dice cosa diranno di lei.
Lei ci ricorda questo: il dono che ti viene fatto chiede il permesso alla tua capacità di accoglienza per esplodere nella sua bellezza.
Facciamo un giochino così si capisce quello che abbiamo nel cuore.
Chiedo alle mogli di prendere per le mani i mariti: stringete la mano di vostro marito. Ora chiedo di fare un altro tipo di stretta alle mogli: lasciate che le mani dei vostri mariti vi stringano.
Ora chiedo ai mariti di sentire e valutare se ci sono state delle differenze.
La differenza è data da questo: andare incontro all’altro è un gesto divino, lasciare che l’altro venga da noi è altrettanto divino forse è il gesto che noi facciamo con più fatica, mentre andiamo incontro a qualcuno in qualche modo ci sentiamo più buoni o generosi, quando lasciamo che l’altro venga da noi a volte è più complicato. Sara ci ricorda questo: se manteniamo vivo lo stupore in noi allora tutto è possibile. Lo stupore lo teniamo vivo solo se coltiviamo la gratitudine per Dio e per lo sposo, la sposa.
Ieri abbiamo vissuto il ringraziamento insieme, oggi teniamo viva nel cuore l’accoglienza. Tu sei venuto da me e io mi sono lasciata prendere da te. Se io non mi lascio prendere tu verrai ma non ci sarà incontro.
Il sorriso di Sara forse può essere una bella icona per comprendere come deve essere la relazione tra gli sposi e i presbiteri.
E’ una modalità di relazione molto concreta e pastorale. Se è vero quello che abbiamo detto sul significato del sorriso e cioè che nasconde uno stupore, un’attesa che in parte sembrava essere andata delusa, ma che in fondo al cuore rimane viva perché custodita, allora forse questo sorriso potrebbe essere una strada, una modalità per vivere la relazione tra sposi e presbiteri .
Abbiamo imparato, abbiamo sentito in questi giorni che la strada non può essere quella della rivalità o della competizione o della divisione dei ruoli (cfr relazione di Ina Siviglia)
Don Paolo ci ha ricordato che Dobbiamo recuperare la dimensione missionaria perché il Sacramento dell’Ordine e il Sacramento del Matrimonio, sono due sacramenti per la missione. Noi non ci sposiamo per noi stessi così come il Prete non si sposa per se stesso. Non siamo chiamati a vivere il matrimonio per stare bene ma per rispondere ad una una vocazione.
Una chiamata che rimanda ad una fecondità, che predispone ad una accoglienza per andare incontro agli altri, per testimoniare un amore che abbiamo ricevuto.
E abbiamo anche imparato che la relazione tra presbiteri e sposi non è solo di semplice sostegno; certamente questo è un aspetto umano che va custodito, va coltivato perché ci sono fragilità dall’una e dall’altra parte, e il sostegno è fondamentale, ma non è solo “noi ti aiutiamo” o “tu aiuti noi” . E’ solo scoprendo la grandezza dei due sacramenti che posso scoprire la potenza e la grandezza del mio sacramento. Ieri Mons. Solmi ce lo ha fatto vedere in modo mirabile. Quindi non un sostegno ma una stima reciproca che passa anche attraverso questa modalità del sorriso.
C’è un proverbio che dice “ l’amico, l’alleato (pensiamo nel nostro caso a colui con il quale siamo chiamati a condividere la missione di presbiteri e sposi), è colui che si vede nel momento del bisogno, quando c’è bisogno io ci sono”. Ma forse, la storia di Abramo e Sara e in qualche modo la storia dell’intera Bibbia, ci dice qualcosa di diverso.
Certamente nel bisogno ci siamo, ma per esserci nel bisogno non è necessario essere corresponsabili e alleati; infatti la pietà umana va ad incontrare anche le persone con le quali non abbiamo un tipo stretto di relazione.
Allora noi crediamo che, pensando al rapporto tra presbiteri e sposi noi potremmo tradure il proverbio così: l’amico, l’alleato si vede nel momento della gioia!
Se io so gioire, sorridere della grandezza del tuo dono, della bellezza e delle gioie dei tuoi successi, allora posso dire di essere l’alleato fedele.
E quanto questo sia difficile, lo sappiamo perché a volte prevale l’ invidia , e questo anche tra marito e moglie. Oggi siamo chiamati a fare questo passaggio e a ricordarci che tra presbiteri e sposi, l’alleato si vede nel momento della gioia. Solo così posiamo camminare insieme e vivere la nostra missione.
Infine ci teniamo a sottolineare come il Sorriso non sia solo un modo per entrare in relazione fra di noi, ma anche un modo per entrare in relazione con Dio. Può essere l’elemento nuovo della nostra preghiera personale e di coppia che ci regalano Abramo e Sara, mettere l’altro sotto lo sguardo di Dio. E sorridere delle sue espressioni di forza ma anche delle sue debolezze. Dio ci guarda con il sorriso, si lascia stupire da noi e noi dobbiamo lasciarci stupire non solo da Dio ma anche dal nostro sposo, dalla nostra sposa. Sorriso divino….
Abbiamo letto nei commenti, preparando questo incontro, che Isacco significa “Dio sorride, Dio ti ha guardato”.
Ci piace allora concludere questo incontro con questa espressione: un bambino Isacco, ma ogni figlio, ogni bambino, non è una semplice opera umana, ma è un sorriso di Dio. Alla fiducia di Abramo e Sara, alla fede di Abramo e Sara, Dio risponde con il suo sorriso; alla fiducia che noi mettiamo nei confronti di Dio, nei confronti dei nostri sacerdoti, nei confronti delle altre famiglie, Dio risponde con il suo sorriso!

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