Trasmettere la fede in famiglia:

la comunione, lieto annuncio per i nostri figli.

 

  • Dove siamo ora?

Canzone di R. Frugone – Senza Bussola –

  • Cosa serve a noi e ai nostri figli?

Una bussola.

  • Perché?

Bauman – La vita liquida

  1. dei missili. Noi siamo chiamati a dare ai nostri figli una bussola perché l’obiettivo mai come ora si muove e a volte viene occultato da ciò che obiettivo non è.
  • Quale è centro della nostra fede?

Incontrare Cristo persona viva, persona comunione.

Educare alla fede, alla sequela e alla testimonianza vuol dire aiutare i nostri fratelli, o meglio aiutarci scambievolmente, ad entrare in un rapporto vivo con Cristo e con il Padre. E’ questo, fin dall’inizio, il compito fondamentale della Chiesa, come comunità dei credenti, dei discepoli e degli amici di Gesù… condurre i fanciulli, gli adolescenti e i giovani ad incontrare Gesù Cristo e a stabilire con Lui un rapporto duraturo e profondo.

 

  • Ma chi può trasmettere questo?

 

E’ del tutto evidente che nell’educazione e nella formazione alla fede una missione propria e fondamentale ed una responsabilità primaria competono alla famiglia. I genitori infatti sono coloro attraverso i quali il bambino che si affaccia alla vita fa la prima e decisiva esperienza dell’amore, di un amore che in realtà non è soltanto umano ma è un riflesso dell’amore che Dio ha per lui.

 

“La famiglia cristiana è chiamata Chiesa domestica, perché manifesta e attua la natura comunionale e familiare della Chiesa come famiglia di Dio. Ciascun membro, secondo il proprio ruolo, esercita il sacerdozio battesimale, contribuendo a fare della famiglia una comunità di grazia e di preghiera, una scuola delle virtù umane e cristiane, il luogo del primo annuncio della fede ai figli” (Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio, 350). E inoltre: “I genitori, partecipi della paternità divina, sono per i figli i primi responsabili dell’educazione e i primi annunciatori della fede. Essi hanno il dovere di amare e di rispettare i figli come persone e come figli di Dio… In particolare hanno la missione di educarli alla fede cristiana” (ibid., 460).

 

 

 

  • Ciò è reso possibile alla coppia solo grazie al carisma che le nozze hanno concesso agli sposi di creare una comunità di vita e di amore.

Stiamo parlando di una realtà che non è solo pedagogica ma in primo luogo di fede che illumina di senso l’essere uomini e donne. Sono queste le fondamenta per educare alla fede.

 

Il padre e la madre si sono promessi davanti a Dio un “sì” totale, che costituisce la base del sacramento che li unisce; allo stesso modo, affinché la relazione interna della famiglia sia completa, è necessario che dicano anche un “sì” di accettazione ai loro figli generati o adottati e che hanno propria personalità e proprio carattere. Così, questi continueranno a crescere in un clima di accettazione ed amore, ed è auspicabile che, raggiungendo una maturità sufficiente, vogliano restituire a loro volta un “sì” a chi ha dato loro la vita.

 

  • Se il bambino mangia sano e respira aria buona, starà bene in salute.

Questa è la prima fondamentale risorsa.

Si deve partire dunque dalla famiglia o meglio dalla coppia dei genitori: è il loro amore reciproco, è la loro vita stessa, sono le loro scelte, il cibo sano e l’aria pura del bambino

Fondamentale è ancora che il bambino viva l’amore dei genitori nel senso proprio che senta quanto i due genitori si amano fra di loro: è il primo modo di capire come Dio ama l’uomo, come Dio si è donato a noi al modo in cui i genitori si donano ogni momento l’uno verso l’altro e non solo verso i figli.

(Chiunque sperimenta questo, magari non lo capisce/riconosce subito, ma dopo sì. Significativo anche che nei racconti delle vocazioni “speciali” ci sia sempre un richiamo genitoriale.)

 

 

  • Cosa è la forza della nostra fede?

L’incontro con Cristo che ci da il coraggio e la consapevolezza, un incontro che è gioiosa appartenenza e forza di camminare alla sua sequela.

“Un’educazione vera ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive, che oggi vengono considerate un vincolo che mortifica la nostra libertà, ma in realtà sono indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita, in particolare per far maturare l’amore in tutta la sua bellezza: quindi per dare consistenza e significato alla stessa libertà” (Discorso di Benedetto XVI del 19 ottobre 2006 Verona)

 

  • Invece attorno a noi cosa muove la nostra società?

Noi siamo immersi in una società di consumi e consumatori. Cosa muove il consumatore? Avere dei desideri che puntualmente vengono disillusi. Ecco il compratore perfetto: uno che desidera qualcosa, rincorre un bene che pensa potrebbe soddisfarlo e poi viene disilluso e così desidera altro e compera altro … Un cammino mosso dalla frustrazione calibrata e continua. Se io fossi soddisfatta non comprerei più …

 

  • Allora come uscire da questa logica?
  1. Muovendoci in modo opposto: la fede è lieto annuncio nella comunione e allora facciamola vedere, lasciamo a noi stessi per primi e ai nostri figli poi vedere come è bello e gioioso stare assieme. Con le fatiche, le cadute e il rialzarsi. Le modalità di comunione cambiano anche fra di noi, si evolvono e così si deve evolvere anche il modo con cui ne diamo testimonianza ai nostri figli. Loro devono saper riconoscere cosa è la comunione: ciò a cui tutti siamo chiamati. E’ un cammino che dà la forza di continuare, non mossi dalla frustrazione, ma dal desiderio di crescere e continuare per andare verso il nostro compimento.
  2. Riscoprire l’autorevolezza, ossia salvare il valore e il principio dell’autorità (non dell’autoritarismo): si nota oggi l’atteggiamento di difesa ad oltranza dei figli contro tutto e tutti: insegnanti, catechisti, presidi di scuola, genitori dei compagni ecc. Tutto poi si rivolterà contro i genitori stessi. Salvare questo valore significa dare forza all’educazione.

 

  • Nel concreto come fare?

Partire da un appuntamento settimanale:

La  famiglia davanti a Dio: adorazione, ringraziamento, perdono e domanda e offerta, nel sacrificio eucaristico, della settimana che si sta per iniziare.

Ancora la famiglia che prega insieme: prima di pranzo, alla sera o al momento più adatto.

 

La centralità del giorno del Signore che deve essere vissuto nella duplice dimensione.

  1. della carità: ossia l’amore sia come esercizio concreto della carità verso gli altri (fare e vivere gesti di carità insieme tutta la famiglia) e sia come momento di comunione, di amore all’interno della famiglia stessa (ridimensionare il tipo di divertimento oggi in uso per riscoprire il giocare in famiglia e insieme, ritrovare quindi la gioia dello stare insieme, del dialogare insieme). Si educa all’amore e quindi alla fede anche proponendo ai ragazzi e ai giovani «esperienze pratiche di servizio al prossimo più bisognoso». Un atteggiamento che soddisfa la naturale propensione dei giovani al bene e, allo stesso tempo, diventa servizio alla verità.

 

  1. Infine come riposo necessario ad una vita equilibrata e sana.

La domenica deve essere giorno in cui noi ci riposiamo ritrovandoci e ci ritroviamo riposandoci. In un mondo che ci spinge a correre così tanto da non curarci nemmeno se per strada perdiamo i nostri fratelli più cari, fondamentale è ritagliarsi spazi per vivere la comunione. Per noi è anche fare attenzione ad uno stress da attività pastorali, per esempio.

 

–  NOTA PASTORALE –

Una prima conseguenza pratica è che alla famiglia cristiana va restituito il suo “proprio dono” nei confronti dell’ascolto e della comunicazione della Parola di Dio. La Chiesa domestica è il luogo primario della Parola: questa cioè va ascoltata anzitutto, metodicamente e abitualmente in famiglia e come famiglia. E’ un punto di partenza fondamentale, il motore di qualsivoglia rinnovamento pastorale. Solo in questo ascolto familiare, che diventa obbedienza di fede e scelta di vita, la Parola passa da generazione a generazione. Alla famiglia appartiene la missione di “prima evangelizzazione” e di catechesi dei figli, non solo nella loro più tenera età, ma per tutto l’arco della crescita fino alla giovinezza. La più ampia comunità cristiana con i suoi specifici ministeri dovrà sostenere la famiglia, mai sostituirla in questo compito. L’azione dei pastori della Chiesa deve essere diretta a sostenere nella famiglia la coscienza e l’abilità di comunicazione della Parola. Ne consegue che la prima cura pastorale non va diretta ai bambini, ai ragazzi, e ai giovani, ma alle famiglie dei battezzati. L’impegno delle famiglie nei confronti della Parola va forse preso come condizione per lo stesso conferimento del battesimo ai bambini.

                                                           (Francesco Grasselli su MISSIONE OGGI)

 

 

Ora a noi non interessa in prima battuta cosa dovrebbero fare i nostri pastori, ma chiederci cosa possiamo fare noi che non realizziamo a volte per mancanza di mezzi ma spesso, almeno nel nostro caso, perché fatichiamo a metterlo concretamente nel calendario della nostra vita. Se pregare è incontrare Cristo e la Parola ne è un canale privilegiato, non possiamo lasciare che manchi nella nostra vita e in quella dei nostri figli.

In questo abbiamo trovato molto illuminanti per noi le cronache familiari di casa Beltrame Quattrocchi. Maria e Luigi non si stancavano mai di curare l’educazione dei loro figli anche dando a loro l’occasione di incontrare uomini e donne che potevano far crescere i ragazzi nel loro cammino spirituale, invitandoli magari a cene, ma nello stesso tempo avevano anche un’attenzione speciale all’accoglienza dei poveri. Lo Spirito mai disincarnato o come via di fuga, ma come strada privilegiata per andare incontro a tutti i fratelli. (Lettura di alcuni testi significativi tratti dalla loro biografia)

 

 

  • Ma quando le cose non vanno come desidereremmo? Che fare?

Aspettare, pregare e attendere con forza e determinazione, in una chiara nostra posizione che però non cessa mai di attendere amorevolmente e desiderare … certi che prima o poi il Signore arriverà a toccare il cuore anche di questo nostro figlio/a che ora si sta allontanando da Lui e da noi.

 

Perché il vento dello Spirito soffia e soffierà sempre e ad ognuno di noi sarà dato, se vuole, di sentirlo chiaramente almeno una volta.

Canzone di R. Frugone – Brezza e temporale –

 

 

 

 

 

 

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