La mail arriva alle 23:57

Chiedo scusa per l’ora, spero non sia suonata la notifica.

Sono B. e ho un grande bisogno di confrontarmi con qualcuno, l’ho conosciuta attraverso i social e ho trovato la mail lì. Arrivo subito al punto.

Ho 35 anni, lavoro e sono soddisfatta della mai professione. Da tempo però sono in crisi con il mio ragazzo. Stiamo insieme da 4 anni, ci siamo lasciati più volte, ma poi IO lo vado sempre a cercare.

E’ come se fosse una malattia. Non riesco a  togliermelo dalla testa. Lontano non riesco a stare, vicino è troppo doloroso e così ondeggio in questo limbo.

Sul lavoro tutti mi conoscono come una persona solare. Decisa. Professionale ma empatica. So far gruppo, mi so far ascoltare, riesco anche a far parlare tutti. Tutti tranne il mio ragazzo. Lui dice che non ci sono mica tutti questi problemi, che dovrei stare più tranquilla e farmi meno paranoie.

Io però lontano da lui non so stare ma vicino a lui mi sento spegnere.

Mi scuso per aver condiviso tutto questo via mail, penserà che sono una pazza.

Giuro che non è così! Però adesso sono così stanca e confusa che lei mi è sembrata la sola e l’ultima possibilità di chiedere aiuto.”

B.

La domanda che sta nel cuore di tutti noi almeno una volta nella vita è questa “Sarò capace di capire quando incontrerò la persona giusta?” e di conseguenza “capirò quando sto con la persona che non fa per me?”

Speriamo tutti di avere un sonar che ci informi quando la persona giusta per noi è nei paraggi, magari  si metta a mandare messaggi sonori decisi e che abbia la stessa capacità di dirci quando una storia è finita, e anche quando è bene che finisca.

Ma dalle parole di B. capiamo che non tutto è così facile.

B. è una donna con molte competenze relazionali e lavorative. Non si tratta di una sprovveduta ma, e questo è un aspetto importante, non riesce nella relazione con il suo uomo a mettere in campo quasi nessuna delle sue competenze. Immaginiamo come si possa sentire disorientata da questo che pare una magia anzi un sortilegio. “So far parlare tutti…tranne lui”

Cosa ci è di aiuto nella mail di B.?

 Per prima cosa il suo universo, dove le relazioni di amore non hanno nulla (o poco) a che vedere con la sua vita di tutti i giorni, le sue abilità, ciò che ha affinato nel suo modo di fare con il passare degli anni.

B. perde tutti i suoi talenti, i suoi punti di riferimento quando è con il suo ragazzo. E’ bene chiedersi non solo perché ciò accade, ma come mai non le sta insegnando nulla.

Cosa diremmo di un maratoneta che ci racconta di non riuscire a fare la coda al supermercato? Ci parrebbe assurdo! Eppure B. è una maratoneta che non sa camminare nel salotto di casa sua.

Altro aspetto prezioso da considerare è la valutazione di ciò che lei desidera dalla relazione con il suo uomo. Una coppia inizia ad esistere quando progetta nel piccolo o nel grande. Lì si impara a mediare insieme e a vedere cosa vorrebbero i due, quanto è simile o dissimile il loro progetto.

A volte le paure, un passato doloroso con cui non abbiamo ancora fatto i conti, una stima di noi stessi non consolidata possono essere di inciampo per la costruzione di una coppia, ma se manca la progettualità la coppia è con il fiato troppo corto. Progettare insieme ci espone al rischio di essere delusi dal risultato, ma ci dà la possibilità di crescere. Ci possono essere momenti nei quali le esigenze di uno o dell’altra sono diverse ma il progetto comune verso cui orientarsi dovrebbe custodire il cammino. Non solo stare bene insieme ma camminare bene.

Fondamentale poi realizzare che la nostra coppia ha una dinamica reale e una dinamica sperata. Queste due dimensioni sono diverse e a volte non coincidono affatto. Fare finta che questa diversità sia minima o inesistente è molto rischioso.  Qui le coppie infatti spesso si dividono fra chi decide di ignorare le diversità e chi pensa di risolvere tutto cambiando l’altro. Si può camminare, crescere nella condivisione, ma mai pensare che si possa cambiare l’altro solo perché lo vogliamo. L’altro resta un mistero in cui possiamo entrare solo se lui o lei ci apre la porta del suo castello interiore. Posso anche innamorarmi dell’idea che ho di te ma non basterà a costruire un amore.

“E’ come se fosse una malattia” è un’altra espressione molto preziosa. La narrazione dell’amore secondo B. è una ineluttabile, incontrollabile, incontenibile e imprevedibile malattia. Questa affermazione ci dice molto su come si intendono le relazioni: realtà che travolgono con alti flutti e a cui noi non possiamo sottrarci e neppure metterci al riparo.  La ragione, la volontà, l’esperienza non contano quasi nulla, non hanno nessuna influenza e non ci possono essere di aiuto. Ma sarà proprio così?

La domanda è “L’amore può essere una malattia? O meglio, se è amore vero, lo misuro da quanto esco di senno? Da quanto si spegne il cervello?” Si tratta di una visione da cui arrivano magari vette di coraggio insperato ma anche rischiosi black-out.

“Mi sento spegnere…” è però il centro del nostro bellissimo scritto. Mi sento spegnere ma non mi allarmo, mi sento spegnere ma ritorno, mi sento spegnere, ma non è ancora abbastanza per dire basta.

Eppure una delle caratteristiche certe che ci fanno dire se una storia di amore è una trama buona di vita è proprio questa: io cresco stando con te? Sono più creativo, più speranzoso, più paziente, più capace di mettermi in ascolto di me e di te? Sto facendo passi avanti in questi aspetti e li stiamo facendo insieme?

B. deve continuare a stare con il suo ragazzo o no? (credo sia bene dai 30 anni in su chiamare coloro cha amiamo compagno, compagna, amato o amante… ragazzo è una definizione che non dice nulla del legame che c’è fra i due. Le parole hanno la capacità di raccontare più di quanto crediamo se le usiamo)

Noi non lo sappiamo e soprattutto non sarà la ricerca di opinioni autorevoli o di sondaggi fra professionisti, amici a dare la risposta. (Quantunque una simile domanda possa solleticare professionisti desiderosi di trasformarsi in oracoli).

Stare o andare, stare o lasciar andare potrà essere deciso dopo un lavoro autentico di discernimento svolto da soli e dove possibile in coppia.

Noi scommettiamo che B. farà un buon lavoro e glielo auguriamo di cuore.

Ma nel nostro orizzonte abbiamo la certezza che un amore deve chiederti di dare il meglio, aiutarti a fare della tua vita un capolavoro o almeno a provarci!

Buon cammino Benedetta

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