PRASSI BUONE NELLA RELAZIONE DI COPPIA.

Lei e lui escono dal supermercato mano nella mano, non sono giovanissimi e si parlano con una complicità bella. Stanno caricando le borse della spesa e mentre lo fanno si fermano un attimo, un bacio veloce e poi partono, forse se ne tornano a casa.

Scena di vita quotidiana osservata da due spettatori.

Giulio e Luisa. Lui commesso del supermercato che li guarda mentre escono, lei cliente uscita da poco che nel parcheggio si ferma ad osservare. Luisa ha 20 anni e mentre li guarda pensa che una cosa più bella di questa non l’ha mai vista, altro che film! Lei vorrebbe una storia così ma certo a quei due è capitata in sorte una storia bella, un carattere bello, una salute buona e insomma una fortuna sfacciata!! Purtroppo il suo lui non è così, non resta che arrendersi…

Ecco il primo passo per mettere la teoria della prassi nel cestino della vita. Per prassi si intendono tutte quelle pratiche buone e virtuose che possono mantenere e accrescere una relazione di coppia. I passi che i due possono fare o non fare e che avranno ricadute significative nella loro vita di coppia.

Noi non sempre abbiamo chiara la coscienza che le relazioni sono una materia viva e che vanno curate con costanza e attenzione. Non abbiamo nemmeno una cassetta degli attrezzi a cui poter tendere la mano. Ci accorgiamo dello stato di salute della nostra coppia quando è malata, ed è una buona cosa. Ma la domanda che dovremmo farci è: si possono suggerire azioni concrete che nel qui e ora mettano al centro la manutenzione ordinaria per poter se non eliminare la malattia almeno prepararsi con un buon protocollo di cura?

La risposta è sì.  Di cosa si tratta nello specifico? Pur restando concentrati sul fatto che non esistono ricette preconfezionate e che ognuno è unico e a maggior ragione ogni coppia lo è ancora di più, è bene avere a cuore gli aspetti essenziali da custodire: dialogo, intimità e spiritualità della coppia.

DIALOGO. Non staremo a dare le solite piste di come ascoltare e comunicare meglio, cose note e certo già nelle corde di molti di noi e dei nostri clienti. A noi è dato il compito di non cadere nella trappola che vuole che un amore se è profondo e pieno può continuare del tutto staccato dalle parole. Il motto di molti è “Chi si ama veramente non ha bisogno di parole..basta lo sguardo”.  Questa frase, magari trovata mentre scartavamo un cioccolatino, è il primo sabotatore del dialogo di coppia. CHI SI AMA SI PARLA perché ognuno di noi è un mistero che si svela nel corso della vita a sé stesso in primis e poi a chi ci vive accanto. Creder di poter entrare nella testa  di chi amiamo con lo sguardo, oltre ad essere impossibile (per fortuna), rende le parole come superflue. E poiché raccontarci e ascoltarci è una fatica grande che a tutti viene la tentazione di fuggire, una simile scusa garantirà una fine repentina della comunicazione prima, dell’intesa dopo e in ultimo della progettazione di coppia.

INTIMITA’ La coppia sperimenta ben presto che il desiderio di intimità, dell’unione dei due si scontra con diversità profonde che a prima vista paiono quasi tendere come una trappola. “Ma come? Eri così uguale a me e invece ora scopro che sei diverso!? Che fregatura…”  In realtà chi amo, se la coppia è in buona salute, avrà come me una direzione condivisa, ma il passo del cammino diverso, il fiato e le energie anche. In queste diversità che si parlano e che mediano trova spazio l’intimità della coppia. Un luogo in cui scoprire il mio corpo proprio perché si confronta con chi amo e sente, vive, prova desiderio e attrazione in modo diverso da me. Insomma le diversità fra di noi sono nuovi terreni di incontro per scoprire il colore della nostra coppia, la sua sfumatura…per così dire. Una intimità che va curata e custodita perché l’erotismo può essere custodito, deve essere custodito. Come può avvenire questo? Raccontandosi il desiderio per esempio, il sentirsi desiderati è un aspetto preziosissimo nella coppia.  Ma presuppone che i due abbiano un alfabeto per le parole della loro intimità, che cioè sappiano esprimere non solo cosa capita ai corpi ma l’aspetto intimo ed emotivo. Cosa eccita, cosa spaventa, di cosa si ha paura e in quale aspetto si è cambiati. Il corpo è vivo, muta il  mio e quello di chi amo, a volte sorprendendoci o cogliendoci di sorpresa. L’intimità nella coppia è un vestito tagliato su misura che per essere tessuto bene richiedo che ognuno faccia la fatica di raccontarsi tanto o poco che sia. Così tutte le dimensioni del fare l’amore prendono corpo nella vita della relazione, la dimensione ludica del fare sesso, la dimensione sociale cioè del nostro stare insieme, la dimensione semantica ovvero trovare il senso di ciò che stiamo vivendo e condividerlo, la dimensione narrativa perché il fare l’amore dice di una storia che prende corpo e poi la dimensione procreativa la risposta alla domanda facciamo un bambino?( F. Veglia C’era una volta la prima volta Ed.  Erickson)

SPIRITUALITA’ Tutti abbiamo o cerchiamo di dare un senso alla vita. Le domande stanno nel cuore di tutti e anche la coppia ha un luogo in cui le vive. Abbiamo parlato di domande e non di risposte perché su questi aspetti preziosi più che raccontarsi le certezze, che spesso scarseggiano in tanti o tutti, è bene condividere le domande, i timori, le inquietudini, insomma i dubbi. Che senso ha per noi vivere, lavorare, ripartire dopo le sconfitte, perdonare ed essere perdonati? Non sono domande oziose ma rappresentano la motivazione intima per cui si compiono o non si compiono certi passi.

Tre macro-aree nelle quali parlare di prassi equivale a mettere al centro tutta una serie di piccoli comportamenti di manutenzione periodica da fare quando tutto è in ordine, nel quotidiano.  Ciò consente ai due di trovare un equilibrio, una leadership condivisa, una buona complementarietà davanti ai compiti (F. Walsh Coppie sane e coppie disfunzionali quale differenza?). Abilità che si ottengono solo con un lavoro quotidiano di tessitura relazionale. Qui non si ha ad oggetto l’indole di ognuno, non si tratta di azioni che sono  appannaggio di chi fra i due crede di essere più espansivo e empatico. Il lavoro relazionale è una mansione che tutti i membri della coppia o della famiglia devono compiere, con modalità proprie di ognuno ma che non è delegabile all’altro perché lascerebbe un buco nella trama di noi due che ci potrebbe inghiottire. Ciò non vuol dire fare tutto insieme sempre, che non sarebbe fattibile e che metterebbe a rischio la coesione del sistema ma anzi proprio il contrario cioè trovare uno spazio in cui dare a tutti la possibilità di diventare sempre più se stessi. Infatti una coppia è coesa se trova un equilibrio tra vicinanza e rispetto della separazione e delle differenze individuali, con una battuta di un grande uomo di spiritualità, distinti ma non distanti, uniti ma non confusi.

La prassi buona della manutenzione trova i suoi attrezzi in una vasta area di azioni. Fra queste ne elenchiamo alcune come  la condivisione del buono che la nostra coppia ha vissuto, ma non solo, anche condividere i sogni e i bisogni. Tutto ciò proprio ricordandoci che l’incontro è facilitato se i due imparano a raccontarsi non solo condividendo il dialogo funzionale (chi fa cosa e quando) ma il dialogo emotivo, cosa provo io e dove sta il mio cuore. Il desiderio massimo nella coppia infatti è l’incontro fra i due che si rende possibile solo se io rivelo all’altro dove sto e ascolto dove è l’altro per me.

La condivisione può far emergere con più chiarezza i lati che ci accomunano ma anche i conflitti e se abbiamo un buon modo per gestirli oppure no.

Come si gestiscono i conflitti nella coppia è un capitolo grande ed in evoluzione continua, ma possiamo individuare 4 comportamenti che a volte si mettono in atto davanti a  questo evento ma non tutti adatti a risolverlo.  Il primo è  la dominazione, uno dei due o entrambi tentano di dominare l’altro, si prova a sopraffarlo, il secondo è  farsi vittima definire il proprio ruolo nel conflitto in questo modo sarò io a perdere mi metto già in questa situazione e il potere che posso esercitare è grande perché la vittima non può fare, non è in grado di fare nulla, terza modalità il  ritirarsi intendendo con questa fase il metterci una pietra sopra senza aver preso in mano ciò che sta accadendo. Da sottolineare che nulla di tutto ciò prende in mano la questione di cui si sta discutendo ma solo il ruolo dei due contendenti. Infine ecco il quarto modo che è la diversificazione. La quarta invece merita attenzione perché ci consente di azionare il pensiero laterale che nella vita di relazione è essenziale. ( La crisi della coppia a cura di M. Adinolfi Ed Raffaello Cortina Editore) Simuliamo un classico conflitto: destinazione della vacanza mare/montagna. Con la prima modalità si cercherà di far capitolare l’altro esercitando dominazione e ciò porterà ad una partenza per la vacanza vissuta con clima di tensione, la seconda cioè il rendersi vittima ci farà partire per la vacanza in un clima luttuoso, la terza ci farà partire con un senso di estraneamento  la quarta  invece, la diversificazione, ci darà occasione di gestire diversamente la pre-partenza e forse anche la vacanza. Ma come funziona? Cosa sta a cuore dei due mentre si sceglie la vacanza può passare quasi inosservato sotto il polverone del conflitto. Cosa desideriamo immaginando spiagge o vette? Di avere la nostra mano in quella di chi amiamo, di voltarci e riconoscere il suo volto accanto a noi. Ecco questo è il momento in cui la differenziazione ci fa come salire su di una altura per vedere con più chiarezza ciò che ci circonda e verso quale direzione desideravamo andare. Si potrebbe dire acquisire una meta posizione, o una meta analisi della situazione.

Quanto lavoro!! Forse qualcuno sta pensando che questo non è amore, non può esserlo perché deve essere spontaneo e perciò non deve richieder azioni di sorta che comportino una decisione. Ma noi siamo cuore, intelligenza e volontà. Se la mia vita relazionale è un aspetto che reputo prezioso sarà cosa buona mettere in campo tutto ciò che possiedo e scegliere di amare, scegliere di curare il mio rapporto è la sola modalità non solo per custodirlo e farlo crescere ma anche per capire quali modalità ho di vivere le relazioni, come mi comporto, se sono empatico o no, se so aspettare, perdonare, ripartire, incoraggiare, confortare ma  anche se sono oggetto di empatia, attesa, perdono, sostegno, incoraggiamento. Perché, altro passo di prassi relazionale, si impara ad amare ma anche ad essere amati, due movimenti che si somigliano ma che comportano tutta una serie di azioni diverse. Il primo mi rende amante e il secondo amabile!

Tornando al parcheggio del nostro supermercato dove la nostra coppia ha appena terminato di mettere la spesa nel baule avevamo notato che due persone stavano assistendo alla scena. Luisa che ha bollato i due come sfacciatamente fortunati nelle cose di cuore e Giulio, figlio della coppia che li sta salutando dal supermercato, il suo luogo di lavoro. Li guarda e sorride, si ricorda benissimo della crisi che i suoi hanno passato 6 anni fa. Urla, musi, silenzi di giorni…ma ricorda anche tutte le volte che hanno provato a ripartire, i perdoni chiesti e concessi, le tenerezze scambiate quotidianamente. Non sono due dal carattere facile i suoi eppure se dovesse dire a lui pare che non abbaino mai smesso di curare la loro relazione. Sarà così che si fa?

Prassi di vita buona di coppia, la possibilità concreta di cogliere la felicità possibile di un amore di coppia.

 

Nicoletta Musso Oreglia

 

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